Report sul Seminario teorico-pratico sull’audiodocumentario, Ca’ Foscari 4-5 dicembre 2017

Seminario teorico-pratico sullaudio documentario. Con Daria Corrias e Jonathan Zenti

Resoconto di Rachele Maria Meazza

Nei giorni 4 e 5 dicembre 2017, a Venezia, si è svolto presso il Dipartimento di Studi Umanistici di Ca’ Foscari il Seminario teorico-pratico sullaudio documentario, realizzato in collaborazione con AISO e Radio Ca’ Foscari e condotto da Daria Corrias e Jonathan Zenti.

Come primo passo, Jonathan Zenti (autore indipendente di audio documentari e podcast; collabora con Radio3, Internazionale, Radiotopia e CBC, qui il suo sito) ha spiegato cos’è un audio documentario, riportando criticamente la definizione datane dalla Columbia University: «nella sua miglior espressione l’audio documentario combina il potere e l’immediatezza dei grandi documentari con l’intimità e la poesia di un pezzo del New Yorker», ed analizzando poi semanticamente la parola audio documentario, sottolineando come il termine faccia riferimento esclusivamente al senso dell’udito e possa essere declinato sia come documento sonoro, di più facile approccio in ambito accademico, sia come radio documentario, riferito al mezzo di diffusione.

Zenti poi ha distinto tre tipologie di audio documentario.

Un primo genere di audio documentario è quello di inchiesta, in cui si vuole mostrare (raccontare) direttamente una realtà che prima non si conosceva; come esempio di audio documentario di inchiesta sono stati fatti ascoltare due podcast. Il primo è registrato negli USA, si chiama Serial, viene da This American Life, ed è il programma da cui nasce lo storytelling. Il secondo è un prodotto italiano, sulla falsa riga di quello statunitense, Veleno di Pablo Trincia, il cui risultato finale non è paragonabile a quello originario, e però contiene spunti interessanti.

Il secondo tipo è il reportage, nel quale l’oggetto d’osservazione è raccontato indirettamente, attraverso un punto di vista. Il podcast che viene proposto come esempio di reportage è un lavoro di Daria Corrias sul naufragio della Costa Concordia: L’isola che c’è. Mentre tutti i giornalisti erano andati sull’Isola del Giglio per filmare il naufragio, Corrias si era posizionata alle loro spalle e aveva invece chiesto agli abitanti dell’isola di raccontare che cosa quel fatto avesse significato per loro, spostando il focus dall’evento alla reazione della popolazione ad esso. In questi tipi di lavoro è fondamentale per l’autore restituire il proprio percorso e non rendere il lavoro come realtà oggettiva.

Il terzo e ultimo tipo di documentario è quello concettuale, dove le carte sono mescolate all’inizio e la realtà diventa, ovvero è il racconto di come un elemento cambi a fronte di una realtà scombinata. Un esempio è l’audio documentario autobiografico di Giovanni Morandini, Alias. Cronache dal Pianeta Asperger. Un altro bel lavoro da ascoltare è Ora – Un anno dal terremoto di Marianna Stella, cinque puntate da quindici minuti che raccontano il diario di vita quotidiana a Norcia, registrato nel momento in cui accadeva il quotidiano, montato e ordinato a posteriori.

Jonathan Zenti è passato poi a elencare le richieste che di solito sono alla base di un audio documentario: possono essere editoriali, personali (in questo caso serve prestare attenzione al budget) o da bandi e finanziamenti (attenzione all’identità del promotore). Zenti sostiene che la proposta che un autore fa non debba mai coincidere del tutto con la richiesta del committente: questa deve essere certo assecondata, ma inclusa e trasformata in un processo conoscitivo che deve essere originale e autoriale. La progettazione è la fase in cui solitamente si determina o meno la riuscita: se non c’è un punto fermo non si può capire né la direzione né la velocità del proprio lavoro. Sono fondamentali: obiettivo, strategia, azioni, indicatori di risultato, ricadute attese. La fase in cui il lavoro diventa suono è la produzione. I parametri a cui fare riferimento sono i seguenti:

  • qualità CD AUDIO: 16 bit – 44.100 (.waw, formato pesante che va bene per CD, non per online)

  • teoria di Nyquist-Shannon: 22 KHZ

  • 44,1 – 48 – 96 (sono le possibili qualità di registrazione che dà un registratore)

  • mp3 128 kbs (formato compresso)

Il pomeriggio è stato il momento della conferenza aperta al pubblico di Daria Corrias (autrice radiofonica, formatrice al Centro sperimentale di cinematografia sede Abruzzo e curatrice del programma Tre Soldi, Radio3, dedicato al radio documentario): La storia con il suono: voci e archivi nella narrazione storica e sociale. Ascolto guidato e discussione di audio documentari.

Daria Corrias ha tracciato il percorso storico delle forme di registrazione, partendo dal fonografo di Edison del 1877, capace di registrare e riprodurre, usato soprattutto per ricerca e pensato da Edison come strumento per leggere i libri per i non vedenti. Al fonografo segue nel 1880 il grammofono: si passa dal cilindro al disco. Nel 1934 arriva il magnetofono con il nastro magnetico, migliora la qualità, però comporta grandi dimensioni e viene utilizzato negli studi radiofonici. Daria Corrias ha proposto l’ascolto di Messaggi Speciali, 1944, da Radio Bari, la prima radio libera d’Italia, e poi del documentario Firenze agosto 1944 registrato nello stesso anno a Firenze dai giornalisti Amerigo Gomez e Victor De Santis che nei giorni della Liberazione escono dalla Rai per documentare ciò che accade, mettendo il grammofono su un carretto da panettiere e registrando su dischi di cera.

Da quell’anno in poi gli strumenti migliorano visibilmente, arrivando nel 1951 al Nagra portatile a bobine, alimentato a manovella prima, a batterie poi, leggero, poco ingombrante e capace di registrare ad alta qualità. Nel 1957, Sergio Zavoli produce l’esempio forse più bello e significativo nella storia dell’audio documentario: Clausura. Zavoli entra in un monastero lasciando il registratore alle monache e facendo registrare a loro stesse le giornate di clausura. È un documento costruito apposta per raccontare una storia.

Tra il 1963 e il 2013 il metodo più diffuso per registrare è quello su cassette, DAT (Digital Audio Tape) e minidisc. La qualità è peggiore, ma lo strumento è senza dubbio più comodo. Registrato su cassetta è Storie sullautobus di Giampiero Rigosi, ora scrittore, prima autista di autobus, il quale registrando le storie che gli vengono raccontate dai suoi colleghi a Bologna, passa a narrare la storia di un mestiere, poi di una città, fino ad arrivare alla storia della Storia, con la strage del 2 agosto 1980.

Con l’arrivo del registratore digitale aumentano la portabilità, l’accessibilità e l’economicità; diventa possibile raccontare nel migliore dei modi la storia nel momento in cui accade: Un passaggio sicuro, 2017, di Valeria Brigida, la quale ha trascorso due settimane a bordo di una nave di MSF, tra Italia e Libia.

Per parlarci delle forme di audio documentario, Daria Corrias ha presentato Outis Topos, ovvero Unipotesi di radio futura, del 1974, di Andrea Camilleri e Sergio Liberovici. È un lavoro che sovvertì le funzioni tradizionali della radio, trasmettere/ricevere. Camilleri e Liberovici non si accontentano di fare un semplice reportage, portano un furgone RAI in un quartiere di Torino per una settimana e sguinzagliano i tecnici a registrare ciò che succede. La radio entra in situazioni famigliari, i registratori entrano in un clima intimo, ed è una cosa non comune. Camilleri in un’intervista del 2016 racconta di come il lavoro più importante fosse tutto quello fatto prima, le relazioni sul campo, i legami con la gente del quartiere.

Per le declinazioni delle forme di audiodocumentario si vedano i seguenti lavori: Antonina di Giuseppe Casu e Gianluca Stazi, dove viene raccontata la storia di un lavoratore delle miniere in Sardegna; Ritratto di Paola, 2010, di Jonathan Zenti, dove l’intervista dialoga con il documento; Summer Rain, Radio Atlas; Poudreuse dans la Meuse, documentario registrato nella zona della Francia con la più alta concentrazione di eroina e di tossicodipendenti, dove c’è stato un gran tessere di relazioni sociali per poterlo realizzare, e nel quale c’è ampia attenzione ai suoni dell’ambiente che riportano chiaramente il luogo circostante, permettendo alla narrazione un salto di qualità, dato che l’ascoltatore entra subito nella scena e ha una sensazione di prossimità con essa.

Un lavoro dove c’è prima il documento e poi la narrazione è Antologia di S. di Riccardo Fazi, Muta Imago 2016, dove la struttura del racconto crea una suspense che cattura immediatamente l’attenzione dell’ascoltatore.

Dopo le forme, Daria Corrias è passata a parlare delle modalità di diffusione dell’audiodocumentario; inizialmente c’erano solo le radio di monopolio, poi le radio libere e l’avvento di internet le radio on-line.

Il radio/audiodocumentario smette di essere trasmesso da Radio Rai nel 2001, non tanto per il diffondersi del web, ma principalmente perché è un prodotto eccessivamente costoso; poi lentamente iniziato a riprendere vigore con la nascita dei podcast nel 2004, e riprende anche la trasmissione di Tre soldi. Il podcast è oggi il canale e maggiormente usato per distribuire gli audio documentari. Si veda Movies in your head, 2005, Kaitlin Prest per The Heart, prodotto che esplora un territorio ancora più intimo come il corpo, la sessualità, i sentimenti, con una grande perizia di costruzione, tante interviste poi fuse in un’unica storia.

La mattina di martedì è stata dedicata ai primi rudimenti di tecniche del montaggio audio e a prove di registrazione sul campo, seguendo i preziosi consigli (da non dimenticare!) di Jonathan Zenti:

  • ascoltare molto gli audio saggi fatti da altri, e leggere recensioni;

  • chiedere all’intervistato di aspettare un attimo prima di rispondere;

  • iniziare con una domanda di prova per controllare i volumi;

  • aspettare un attimo prima di iniziare la domanda successiva;

  • registrare sempre un minuto di ambiente;

  • registrare i suoni di ambiente;

  • usare come volume di riferimento un file audio già esistente.

Infine, alcuni consigli ai naviganti: