Buone pratiche di storia orale. Alcune importanti novità

Negli ultimi mesi si sono manifestate alcune importanti novità in merito alle Buone pratiche di storia orale. Le richiamiamo qui sommariamente per porle all’attenzione degli interessati.

L’Oral History Association (OHA) ha pubblicato nell’ottobre 2018 una nuova edizione dei propri Principles and Best Practices for Oral History, che sostituiscono la precedente versione adottata nel 2009. Si tratta di un prodotto complesso, articolato in quattro documenti:  (1) i principi fondamentali,  (2) le buone pratiche,  (3) un documento sulle questioni etiche (4) un documento per le persone intervistate, che costituisce forse la novità più interessante. Questi documenti sono pubblicati nel sito dell’OHA assieme a un glossario dei termini tecnici, a una sintesi della lunga storia che ha portato l’associazione, fin dal 1966, a formalizzare e più volte rivedere le proprie “linee guida”, e a un’introduzione scritta dal gruppo di lavoro che si è incaricato di quest’ultimo aggiornamento.

Quattro autori/autrici francesi hanno scritto un contributo sulle fonti orali all’interno di un libro sulle questioni etiche e giuridiche introdotte dal processo di diffusione digitale dei dati nel campo delle scienze umane e sociali, pubblicato in Francia nel 2018. L’articolo è il frutto di un lavoro svolto da un gruppo che comprendeva storici, archivisti e un avvocato, sotto la direzione di Maurice Vaïsse; prende le mosse dal Rapporto sullo statuto giuridico delle testimonianze orali del 2013, e arriva a formulare alcune “buone pratiche” per la raccolta, il trattamento e l’utilizzo delle testimonianze orali. Esso fa i conti anche con il Regolamento generale per la protezione dei dati personali (RGPD o GDPR) approvato in sede europea: entrato in vigore il 25 maggio 2016, è operativo dalla stessa data del 2018.

Il RGPD è infatti l’altra grande novità del 2018: esso costituisce oggi la nuova normativa di riferimento sulla privacy e interessa chiunque raccolga e tratti dati personali su persone fisiche: aziende, pubbliche amministrazioni, associazioni. Tocca anche chi fa storia orale: gli effetti sulle nostre pratiche andranno meglio studiati e compresi. È un qualcosa che sta impegnando i colleghi di tutta Europa: oltre al lavoro francese che abbiamo citato sopra, segnaliamo il contributo di Rob Perks per la britannica Oral History Society (maggio 2018).

Nel frattempo, avvertiamo che, come previsto dal Decreto legislativo 101/2018, che ha adeguato la normativa italiana al Regolamento, lo scorso 19 dicembre il Garante per la protezione dei dati personali è intervenuto sul “Codice di deontologia e di buona condotta per i trattamenti di dati personali per scopi storici” che aveva adottato nel 2001, individuando “le disposizioni […] ritenute non conformi al Regolamento” e riportando in un nuovo atto le disposizioni conformi, oggi ridenominate Regole deontologiche per il trattamento a fini di archiviazione nel pubblico interesse o di ricerca storica.

Per esempio, all’art. 8, “Fonti orali”, è stata eliminata la disposizione che consentiva al titolare del trattamento di fornire una ”informativa semplificata” in caso di trattamento di fonti orali; ciò, in quanto il Regolamento (all’art. 13) “non prevede alcuna forma di deroga o semplificazione agli obblighi informativi, quando i dati sono raccolti presso gli interessati”. L’articolo 8 si presenta ora in questa forma:

1. In caso di trattamento di fonti orali, è necessario che gli intervistati abbiano espresso il proprio consenso in modo esplicito, eventualmente in forma verbale.

2. Gli archivi che acquisiscono fonti orali richiedono all’autore dell’intervista una dichiarazione scritta dell’avvenuta comunicazione degli scopi perseguiti nell’intervista stessa e del relativo consenso manifestato dagli intervistati.

La protezione dei dati personali in ambito archivistico in chiave RGPD è un problema più generale. Anche in questo caso, ci limitiamo per ora a segnalare le linee guida Guidance on data protection for archives services (ottobre 2018) dell’European Archives Group (EAG) della Commissione Europea, presentate da Giulia Barrera su “Il mondo degli archivi”. Il prossimo 30 gennaio, a Roma, si terrà invece un convegno La conservazione archivistica nell’era del GDPR: il nodo degli archivi privati e dei dati penali: l’ingresso sarà gratuito, ma è necessario iscriversi qui; è però annunciata una diretta streaming.

Ulteriori informazioni sugli effetti del RGDP nel processo di raccolta, trattamento e pubblicazione delle fonti orali potranno essere fornite solo dopo un’analisi più approfondita del testo.

[Questo articolo è stato scritto da Alessandro Casellato e Roberto Labanti con la collaborazione di Andrea Brazzoduro e Sara Zanisi]

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